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La genialità dei cugini francesi: il vino naturale è bio e ha un suo disciplinare.

Il dibattito sul vino “naturale” e “convenzionale” è in continuo fermento (volendo usare un termine ad hoc). E a proposito di marketing del vino, occorre raccontare la scaltrezza di linguaggio dei cugini d’oltralpe.

In Francia, infatti, hanno normalizzato il vino naturale attraverso un disciplinare di produzione, mettemdo tra il nome del vino e dell’aggettivo naturale il sostantivo “metodo”.

È il caso di dire “Chapeau”! Esattamente “Vin méthode nature” è stato il successo, in qualche modo, ottenuto dal Sindacato dei vignaioli per tutti quelli che si proclamano vignaioli naturali.

Dunque i francesi hanno “risolto” la questione trasformando il tutto in “Metodo”. È il metodo quindi di cui si avvale il Vigneron, seguendo un preciso protocollo, come più o meno tutti i disciplinari esistenti nel settore vitivinicolo.

In questo caso, il disciplinare dice che le uve devono essere  raccolte a mano, che si impieghino lieviti indigeni e che, naturalmente, le viti siano certificate in biologico, così con pochissimo utilizzo di solforosa eccetera.

Questa soluzione fa riflettere su molti aspetti, non solo su cosa sia naturale o no, ma sull’importanza delle parole. Anche nel mondo del vino e del suo linguaggio settoriale.

I cugini francesi avranno pure “aggirato” il problema giuridico – è chiaro! -, ma se davvero dovesse esistere un “vino naturale”, di contro, cadrebbe un principio tanto caro quanto importante ai francesi stessi e a tutti i professionisti, esperti, e appassionati del settore. Cioè?

Il terroir, ciò che non distingue un vino naturale da uno “non naturale”, ossia come dice il Prof. Attilio Scienza nel libro “La stirpe del vino”.

In poche parole, il vino è sempre e comunque un prodotto di matrice umana. Il vino “naturale” è un altro metodo che racconta l’approccio dell’uomo con la vite.