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Export vino: il made in Italy (specie Bio) che resiste al Covid-19

di Andrea Giuliano
È vero che è un dato parziale ma – contro ogni aspettativa – è positivo. No, non parliamo di contagi, bensì del risultato messo a segno dal vino italiano sui mercati extra Ue. In particolare nel primo quadrimestre del 2020: +5,1%. E’ una performance significativa, anche perché abbraccia i due mesi di “fuoco” del lockdown (marzo e aprile). Parliamo del momento della chiusura di ristoranti, e dell’intero comparo di ospitalità/accoglienza, in molti paesi del mondo.

Le cifre del vino “made in Italy” rese note di recente dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma sono state messe a punto sulla base delle informazioni doganali dei diversi Paesi. Si tratta di numeri che nel complesso coprono circa il 50% del totale export di vino italiano. E che comprendono però il primo mercato di sbocco, ossia gli Stati Uniti. Oltre che i mercati emergenti di Canada, Russia, Giappone, Cina, Svizzera e Brasile.

Molto positive sembrano le vendite negli Usa: dopo un primo bimestre in cui l’export italiano era volato a +40% con gli importatori che hanno accelerato gli acquisti e le scorte per il timore che potessero essere imposti dazi sulle etichette made in Italy, il trend ha poi tenuto anche nei mesi più duri dell’emergenza Covid-19. Il trend favorevole dell’export è poi puntellato anche dall’ottimo +7,1% registrato in Canada sempre più nel novero dei principali clienti del vino del Belpaese. Un plus è per i vini con etichetta Bio.

Denis Pantini

Il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor Denis Pantini, ha affermato – parlando con Il Sole 24 ore –  che i dati si riferiscono a una risposta positiva dell’Italia alla crisi, “in maniera più efficace dei propri competitor“.  Il mancato crollo nel mercato statunitense, complici i dazi aggiuntivi sulla Francia assieme all’ottimo risultato in Canada, rendono meno amaro insomma il calice italiano in tempo di Covid-19.

In particolare, per i vini biologici c’è quasi un rilancio negli Usa: questo sembra dovuto alla maggiore presenza nella Gdo statunitense rispetto ai francesi che sono più esposti nella ristorazione in gran parte ancora bloccata. E anche al miglior rapporto qualità-prezzo che ha sempre pagato nei periodi di ristrettezze economiche, come nella crisi del 2008-09. Dunque, sembra vero che la scelta di essere bio sembra premiare ancora di più.